Apriva il cantiere di Villa delle Sirene e per l’ennesima volta mancava l’esposizione del cartello dei lavori “obbligatorio”. Lo abbiamo denunciato ed è bastata una sola notte per vederlo apparire purtroppo sprovvisto della maggior parte delle preziose informazioni (leggi qui). A nostro avviso, non installarlo o installarlo senza i dettagli per la trasparenza previsti dalla legge, è praticamente la stessa cosa, dunque ci sentiamo presi in giro per l’ennesima volta!
Ma non finisce qui. Sappiamo anche che tutti i beni considerati storici, non possono essere distrutti o modificati.
Non lo dice la Plebe al Marchese del Grillo, ma lo ha stabilito la Legge 1 giugno 1939 n. 1089 – Tutela delle cose di interesse artistico e storico, pubblicata sulla G.U. n. 184 dell’8 agosto 1939 (in parte modificata con il D.lgs. n. 490 del 1999 – T.U. beni culturali e ambientali) abrogato dall’art. 184, comma 1 del nuovo testo unico (decreto legislativo 42/2004). In particolar modo, non possono essere modificate le cose che abbiano interesse archeologico, ma anche artistico e storico di autori non viventi o la cui esecuzione risalga ad oltre 50 anni, (tra le varie) sono compresi le ville, i parchi e i giardini.
Un altro esempio è quello dell’ancor più antico tratto del Lungomare dei Bastioni, già parzialmente minato da un sindaco di circoscritte vedute, è oggi ancora a rischio di definitiva distruzione da parte dell’attuale amministratore, che pare decida tutto da solo senza ascoltare le opposizioni, la Giunta e la cittadinanza, e forse neanche consultandosi presso il Ministero dei Beni Culturali (come spiega l’Art. 19, ossia l’obbligo di contattare la sovraintendenza competente, e rendere disponibili i progetti per le opportune valutazioni).
L’Art. 14, infatti, prevede che il Ministro interroghi il consiglio superiore delle antichità e delle belle arti per assicurare la conservazione ed impedire il deterioramento dei beni indicati agli Art. 1 e 2, appartenenti a province, comuni, enti o istituti…. Dunque non si può stravolgere o distruggere completamente questo patrimonio storico per modificarlo a proprio gusto e piacimento, come sta facendo il sindaco di Gaeta.
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